N. B. Questo racconto chiude idealmente una trilogia che ha preso inizio con i racconti: “La scoperta del sesso” e “Continuando a scoprire il sesso”. Ognuno ha un inizio e una fine a se stanti, tuttavia, per completezza sarebbe bene leggerli come un tutt’uno…..
Nei giorni successivi notai subito che mio cugino cercava sempre il contatto fisico: mi si strusciava contro ad ogni occasione, guardandomi poi con insistenza, e sorridendo maliziosamente, consapevole della sudditanza psicologica che riusciva ad esercitare su di me. Io arrossivo e in quel modo gli davo la conferma che lui s’aspettava: la cosa non mi dispiaceva affatto. Anzi, cercavo di farglielo capire non sottraendomi mai quando ci toccavamo, anche se si trattava di contatti di pochi secondi.
Ormai non c’erano più dubbi sulle sue reali intenzioni: voleva completare l’opera di iniziazione cominciata all’interno del vecchio capanno abbandonato. Chiaramente ero incerto sul da farsi. Nel senso che non volevo incoraggiare nuove iniziative da parte sua, ma nello stesso tempo sentivo il desiderio dell’esplorazione…
E stesso durante la notte che precedette il mio ritorno in città tutto precipitò…..
Ero in camera mia, a sera ormai inoltrata, ma non mi ero ancora addormentato. Sentii dei passi fuori del corridoio, poi qualcuno bussò e aprì la porta. Era lui…
- : “Che ci fai in giro per casa a quest’ora… come mai non dormi?” - lo interrogo, curioso.
- : “Piano, non urlare o sveglierai tutti!” - risponde, bisbigliando.
Chiuse la porta della camera a chiave. Si sedette sul bordo del letto e mi confessò i suoi turbamenti. “Da quando abbiamo iniziato le nostre lezioni sul sesso faccio fatica ad addormentarmi… ” - dice con un’occhiata maliziosa. Non compresi subito il significato di quella frase…
- : “Mi spiace” - ribatto, sorpreso. La mia premura nei suoi riguardi deve avere fatto centro perché subito mi ha proposto con aria di sfida - : “Vorresti aiutarmi? ”.
- : “Certo, se posso ” - ho cercato di argomentare e lui, approfittando anche della mia indecisione, mi suggerisce con presunzione - : “Si che puoi… ma devi promettermi che dopo non lo andrai a raccontare a nessuno!!!”.
- : “Va bene… Farò tutto quello che vorrai” - rispondo, abbassando la voce timidamente e lasciando intendere di essere a sua completa disposizione…
Ho notato in lui una nuova luce, di malizia ed eccitazione. Si è abbassato gli slip, invitandomi a prendere in mano il suo membro per masturbarlo - : “Dammi la mano, accarezzalo… cosa aspetti… ”.
Ascolto la sua voce calma che propone di spogliarmi completamente per stare più comodo - : “Dai, levati il pigiama… non perdiamo tempo… ho una voglia che neppure te lo immagini”.
A quel punto mi invita a darmi da fare: - “Adesso… da bravo… su… mettiti in ginocchio e prendilo in bocca come ti ho insegnato ” - e il suo tono da pacato si è fatto più severo.
Il pompino durò pochi minuti, giusto il tempo di farlo eccitare a dovere. Poi lui si scansò, e tirò fuori dal comodino un barattolo di crema idratante per il corpo. Mi fece stendere sul letto e cominciò a spalmarmi con movimenti circolari quella sostanza oleosa su tutta la schiena. Poco dopo si mise ad accarezzarmi con la crema il solco tra le natiche, cercando di volta in volta di allargarmi un po’ di più per prepararmi…
Io non dissi niente, ma quando mi furono chiare le sue intenzioni ormai stava già giocando attorno al mio buchino. Con le dita impregnate di unguento prese a esplorare con movimenti decisi la mia intimità. Avevo le sue mani tra le cosce e le sue labbra di nuovo sul collo, mentre mi penetrava con il medio. Infine anche l’indice scivolò dentro senza troppa opposizione…
Non posso dire con precisione quanto tempo durò il ditalino. So solamente che dopo un poco le tolse di nuovo, e decise che era arrivato il momento: si distese su di me, mi baciò sul collo, appoggiando il cazzo proprio in mezzo alle mie natiche, ovviamente senza entrare. Era durissimo. Praticamente mi stava scopando senza penetrazione…
Sentii il rumore di una bustina strappata, poi che spalmava la crema sul profilattico e pure intorno alle pareti del mio buchetto. Dunque, appoggiò la punta all’ingresso del mio corpo e cominciò a strusciarsi sopra di me. Sembrava non riuscire ad entrare, così mi sussurrò all’orecchio di facilitargli il compito - : “Da brava, verginella… allarga un pochino le gambe. Vedrai, quello che ti farò tra poco ti piacerà tantissimo!!!”. Assecondai la sua richiesta: spinse un po’ con il glande, in un modo che a me parve lentissimo, ma probabilmente questa sensazione era dovuta all’ansia che provavo. Nonostante fosse entrata solo la cappella, un dolore insopportabile mi prese al ventre. Non era come un dito e neppure come due…
Provò a scivolare ancora in avanti, ma continuava a trovare difficoltà a causa dell’attrito. - : “Non ti preoccupare, bambolina… ci penso io… ”. Detto questo, si ritrasse. Poi mi tirò su per i fianchi, e mi ritrovai in ginocchio sul letto, alla. Scoprii che quella posizione favoriva l’accesso alla mia intimità.
- “Adesso appoggia la testa sul materasso e solleva bene il culetto… ti faccio sentire che cosa si prova ad essere una femminuccia!!!” - sono le parole che disse, prima di spingere nuovamente il pene dentro di me, facendomi sobbalzare…
Rimase immobile per qualche secondo. Quindi cominciò a muoversi lentamente, come se avesse paura di forzare. Lo sentivo come una lastra di fuoco dentro di me. Il dolore arrivava al cervello, ma non avevo voglia di fermarlo. Anzi, assecondavo i suoi movimenti ruotando le anche. Con poche spinte, arrivò a metà asta. Nel frattempo, senza quasi accorgermene, avevo cominciato a gemere per il godimento: erano “ahhh… ahhh… ahhh… ” in cui si mischiavano dolore e desiderio di completare il rituale. Quel supplizio sembrava interminabile, così presi coraggio e spinsi indietro i fianchi. Fu solo un attimo: come un fulmine a ciel sereno lo sentii entrare tutto insieme, fino in fondo. La sensazione di un muro frantumato che non sarebbe più tornato su. Lentamente il dolore diventò fastidio; il fastidio qualcosa di neutro… Non mi faceva impazzire, ma neppure più così tanto male. Allora lui cominciò ad andare su e giù e in breve la sensazione di pienezza divenne talmente invadente da non lasciare spazio ad altro. Intanto il ritmo aumentava progressivamente: sentivo la sua pelle cozzare contro la mia, stantuffava come un treno in corsa, niente sembrava in grado di fermarlo. Sentivo il suo respiro sempre più roco. Ormai non si conteneva più, i suoi colpi acceleravano ogni volta senza limitarsi. Improvvisamente quasi si fermò. Quindi spinse fino in fondo e sentii una strana sensazione: qualcosa invadermi dentro. Anche se con il preservativo, compresi benissimo la sua eiaculazione. Poi si lasciò andare sopra di me e rimanemmo così per alcuni minuti. Quindi si alzò, si rivestì e disse - : “Sei meglio di una ragazza… ” –-con l’intenzione di farmi un complimento…
Lì per lì mi piacque molto, ma ne pagai le conseguenze il giorno dopo, sotto forma di atroci bruciori. Tuttavia decisi che il piacere che avevo provato valeva bene questa piccola scocciatura. Da quel momento in poi anche il sesso anale non fu più un tabù, e lo continuai a praticare anche al ritorno dalle vacanze.