December 17th, 2007

Dopo aver fatto la scoperta delle abitudini di mia madre e dell’impegno profuso dallo zio Monsignore per redimerla, i miei ritorni al paese natio diventarono molto più frequenti… ed appaganti, attendendo sempre di potervi risiedere di nuovo stabilmente.

Durante uno di questi, un pomeriggio, affrontai con l’affascinante professoressa l’argomento delle origini di quei fatti.

Lei mi raccontò di come aveva cominciato ad avere coscienza del suo essere così bramosa di sesso e di come, per cercare conforto e soluzione, lo avesse confidato al cognato. che, da quel momento, aveva cominciato con i suoi strani tentativi di esorcizzarla e di liberarla da quella sua ossessione e di come, in realtà, ogni occasione si trasformava in una splendida oretta con lei assoluta protagonista.

Eravamo seduti, a raccontarci questi fatti ed io mi perdevo di quando in quando rimirare la bellezza di mia madre, lo splendido seno che faceva capolino dalla generosa scollatura, le cosce tornite che sbucavano da sotto la gonna, quando suonò il campanello. Mamma si alzò e raggiunse la porta: camminava come una dea, sicura della sua bellezza. Aprì l’uscio e l’alta figura dello zio apparve nel nero delle sue vesti.

“Buonasera, cognato! È sempre un piacere, per me, vederti. ”

“E da dove viene tutto questo piacere, serva del demonio?”

“Mah! Dalla sicurezza che farai tutto il possibile per liberarmi da questo demone che mi possiede. E anche dalla certezza che anche qualora non ci riuscissi, tutto sommato, per me sarebbe comunque un piacere, una goduria grande, ad essere sincera. ”

Mi sembrò di cogliere un lieve sorriso compiaciuto sulle labbra e negli occhi dello zio che, però, tornò subito ad interpretare il suo ruolo.

“Ho invitato alcuni studenti dell’ultimo anno del nostro seminario minore, perché possano vedere e toccare una delle tante forme in cui il demonio si trasforma per insidiare le virtù degli uomini. ”

“Capisco!” si limitò a dire mia madre. Poi continuò “Accomodati cognato, preparo il caffè? Lo prendiamo volentieri anche noi. ”

“Sì, grazie. Lo gradisco davvero. ” E mentre lo diceva percorreva le forme di mia madre con evidente desiderio e mentre lei si allontanava per andare in cucina, con un gesto fulmineo le sollevò la gonna, fino a lasciare scoperte le fantastiche chiappe bianche, sormontate da una fila di brillantini che facevano corona al suo perizoma.

“Come pensavo! Sempre vestita con gli abiti del peccato!” Recitò, mentre la colpiva, senza violenza con una manata proprio all’altezza dello spartiacque tra i due glutei. Poi la lasciò proseguire, venendo a sedersi accanto a me.

“Vedi, figliolo, mi dispiace dover trattare tua madre in questo modo, ma credo sia l’unico che possa liberarla dal demonio e restituirci la donna pia che ricordiamo. ”

“Condivido in pieno, zio, e ti garantisco tutto il mio aiuto in questa missione, anche a costo di essere violentato di nuovo da lei, come l’ultima volta:” risposi, mentre pensavo che ciò era proprio quel che volevo..

.

Mamma arrivò con le tazzine fumanti e, per qualche minuto, fummo un normale quadretto di famiglia, conversando amabilmente di diversi argomenti, in particolare di problemi familiari, poi, il suono del campanello, ricordò a tutti il vero motivo della visita dello zio.

“Devono essere i ragazzi. Va ad aprire e ricorda che sono molto giovani. ”

La mamma si alzò e si avvicinò alla porta, ancheggiando vistosamente, in risposta al monito del presule. Aprì e, alla luce dell’ultimo sole, apparve un gruppo di una decina di giovani quasi imberbi, uno dei quali reggeva uno strano cofanetto, rivestito molto finemente. Mia madre si fece da parte, invitandoli, con un ampio gesto della mano ed un sorriso ad entrare, poi, ancheggiando ancor più di prima, tornò verso di noi, seguita da quello stuolo, quasi in processione.

“Buonasera, Monsignore!” pronunciarono in coro, ricevendo in risposta un misurato cenno del capo, poi, rivolti a me, “Buonasera!”

“Buonasera!” risposi “Lei è mia madre. ”

“Signora… !” pronunciarono ancora in coro.

“Questa donna è colei che il demonio ha scelto per i suoi disegni. ” Pronunciò con voce dura lo zio “ed io ho assunto l’impegno di liberarla. Ora, però, vi ho inviato perché poi possiate rendervi conto di quanto il demonio può essere subdolo e insinuarsi proprio in ciò che l’uomo considera più bello e desiderabile. È innegabile che mia cognata sia una bella donna e che, come vedrete, nuda e anche più affascinante. Ma è proprio questo che il demonio sfrutta. È questo ciò da cui dovete imparare a difendervi e ad aiutare quelle persone che, come lei, subiscono gli attacchi dell’essere infernale e sono impotenti nei suoi confronti. ”

Osservò, uno ad uno, quei ragazzetti schierati davanti a lui. Poi fece cenno a mia madre di alzarsi e lei prontamente obbedì, avvicinandosi a lui e ponendogli un braccio intorno alle spalle, con aria provocante.

“Spogliati!” intimò lo zio.

Lei cominciò a farlo, senza batter ciglio. Più gli indumenti volavano via, più mi convincevo di avere una madre stupenda. In breve rimase con il solo reggiseno ed il perizoma e già vedevo la bava alla bocca di quei seminaristi che, presumo, non avessero mai avuto modo di vedere un simile spettacolo.

“Devi togliere tutto. ” Tuonò Monsignore ed ancora lei obbedì silente. Tolse il reggiseno facendolo volare verso i ragazzi, poi sfilò il perizoma, lo passò sotto il naso del cognato che non riuscì a trattenersi e le annusò a fondo, poi di nuovo le gettò verso i seminaristi, rimanendo ferma, come una magnifica Venere, attendendo nuove istruzioni che non tardarono ad arrivare:

“Inginocchiati sul tappeto, cara!” la voce era di colpo gentile, anche se ferma. Mia madre eseguì “Ora piegati sui gomiti, più già, la testa deve posare sul dorso delle mani. Brava, così è perfetto. ” Le si avvicinò, tenendo lo sguardo fisso sui suoi allievi. Si inginocchiò accanto a mia madre e, afferrando le labbra della fica con le mani, le dilatò, spalancando la profonda caverna.

“Guardate!” ordinò “è qui che il demonio ha costruito il suo nido. ” I ragazzi si avvicinarono, percorrendo con lo sguardo quel corridoio di carne. “Toccate, toccate pure. È vero che è desiderabile? Capite ora quale pericolo combattiamo?” così dicendo si sollevò.

Allora anch’io mi avvicinai a mia madre e, con lo stesso tono che avevo ascoltato fino allora, pontificai “A volte, però, zio, il demonio non viaggia da solo, ma si tiene vicino un compagno come nel caso della mamma. È vero che uno si è annidato all’interno della sua vagina, ma il suo compagno ha preso possesso di un’altra parte di lei!” così dicendo infilai i due indici ad uncino nel culo della genitrice, divaricandoglielo fino quasi a farle male. Tutti presero visione e consistenza di quanto asserivo, poi cercarono di recuperare un contegno che oramai non c’era più: visi arrossati, respiro pesante, ma soprattutto un grosso gonfiore sopra il cavallo dei pantaloni.

Lo zio riprese in pugno la situazione: “Fortunatamente abbiamo dei buoni strumenti, che ci aiutano in questa lotta, anche se dobbiamo essere consapevoli che, spesso, è lui a vincere e coinvolgerci nel peccato. L’importante è non arrendersi mai. ” Poi, rivolgendosi al ragazzo con il cofanetto in mano, che non lo aveva mai abbandonato, comandò “Prendi la trappola!”

Il ragazzo aprì il cofanetto, estraendone un enorme pezzo di metallo a forma fallica, fortemente venato da escrescenze in rilievo. Alla base aveva un piccolo pulsante che lo zio fece schiacciare, attese qualche minuto poi lo toccò: “Sì, va bene!” esclamò. Anch’io volli toccarlo: era stranamente caldo, o meglio tiepido al punto giusto. Lo restituì al seminarista: “Ti ho spiegato bene come usarlo. ” Chiuse lo zio.

Il ragazzo fece un specie di inchino, poi, accompagnato da alcuni compagni si avvicinò a mia madre, ancora ferma in quella oscena posizione. Si inginocchiò dietro di lei, immediatamente imitato dagli altri, piegò il capo in avanti ed incominciò a leccare il sesso di mia madre, offerto in così bella evidenza. Era evidentemente impacciato ed imbarazzato, ma si dava un gran da fare: lo zio gli aveva spiegato molto bene come comportarsi, dove insistere per ottenere un miglior risultato. Difatti mia madre a breve cominciò a contorcersi, pur sforzandosi di mantenere la posizione, si lasciava sfuggire dei mugoli e dei sospiri che la dicevano lunga sul risultato di quelle attenzioni. Come immaginavo in breve cominciò a sbrodolare copiosamente ed il ragazzo ora leccava di gusto e non credo fosse per rendere più efficace il lavoro di esorcizzazione. Continuò fino a che mia madre non se ne venne una prima volta, dimenando il bel culo che aveva per aria, quindi lo zio comandò:

”Ora!”

L’allievo afferrò il cilindro metallico e, senza esitazioni, lo puntò sulla vagina di mia madre e cominciò a spingere: le pareti della fica cominciarono a dilatarsi, pur opponendo una certa resistenza, viste le dimensioni dell’arnese, ma lei, pur soffrendo, incitò:

“più forte, spingi più forte, che entri tutto!”

Ed il seminarista spinse: vidi alcune lacrime rigare gli occhi di mamma ed una smorfia serrarle le labbra, poi, pian piano il viso tornò a distendersi e la sua bocca ad aprirsi per lasciarsi sfuggire dei gemiti di intenso piacere. La foga che il ragazzo metteva lo portò in breve a stancarsi, ma subito un altro prese il suo posto continuando a stantuffare senza soluzione di continuità, mentre mia madre godeva ormai senza alcun freno, se mai ce ne fosse stato uno. Non so più quanti orgasmi ebbe, ricordo solo la voce dello zio, improvvisa e dura:

“Basta così, anche stavolta il demone che è in lei ha vinto. Neanche il bastone di argento caldo è servito a stanarlo. ”

I ragazzi si sollevarono delusi, ma credo che l’interruzione bruciasse di più della presunta sconfitta; mia madre si accasciò a terra, esausta.

Lo zio comandò ai seminaristi di riporre il cilindro nella custodia e di riassettarsi, prima di andare. Ma mentre questi si accingevano a salutare lo zio e prendere la via della porta, mamma balzò a sedere:

”Mica crederete di andar via così?”

”Cosa vuoi fare, cognata?”

”Lo hai detto tu che in caso di sconfitta, bisogna pagare il prezzo al demone e loro hanno perduto!”

E dicendolo si avvinghiò alle gambe di uno di essi, tirandogli giù i pantaloni ed impossessandosi del suo sesso, ritto e pulsante. Mi sembrava chiaro che il ragazzo non aspettasse altro, mentre i suoi colleghi, voltavano lo sguardo verso Monsignore per avere lumi.

“E sia – recitò zio – pagherete il pegno del vostro insuccesso. ”

In men che non si dica un ‘orda famelica si riversò sulla donna, felice di accoglierli. Davanti a me, ora, solo un intreccio di corpi e gemiti e sospiri che si sovrapponevano, mentre zio assisteva compiaciuto, almeno così mi è sembrato. Certo quei giovani non si curavano certo di chiedere dove potersi svuotare di quanto accumulato in anni di privazioni ed in poche ore di fortissime sollecitazioni. Quando anche l’ultimo di loro si sollevò dal corpo di mia madre, essa era una nuvola bianca: sperma che le colava tra le labbra della figa, sperma che lentamente le scivolava fuori dal culo, sperma che le incorniciava il volto e che lei cercava di cogliere con la lingua, sperma sui seni: insomma ce ne era in ogni dove.

“Non pensate di fare i furbi – ci apostrofò – avete perso anche voi. Ed anche voi pagherete. ”

“Purtroppo, nipote, quel che dice è vero. ” Disse zio, cominciando a spogliarsi.

“Hai ragione, zio. E non sai con quale angoscia pagherò il mio. ”

Così dicendo, già mezzo nudo, mi lanciai su mia madre, incurante delle sue condizioni. La baciai sulla bocca:

”Una selezionata miscela di sborra. ” Pensai avvertendo il forte gusto della sua bocca.

Lo zio ci raggiunse e si posizionò sotto di lei, che subito, afferratone il cazzo, se lo fece scivolare dentro di gusto. Io mi portai alle sue spalle e, facendola chinare di un tanto, le infilai il mio bastone nel culo perfettamente imburrato. Ci demmo dentro di forza e di sostanza, strappandole ancora un paio di orgasmi, poi lasciammo che anche la nostra sborra si unisse a quella degli altri sul suo corpo…

Quando i seminaristi andarono via, mia madre li accompagnò, ancora nuda e sporca, fino all’uscio e, salutandoli, li ringraziò per il tentativo fatto di aiutarla e li invitò a riprovare presto, per liberarla da quell’essere che proprio non sopportava.

Quando la porta si richiuse e si voltò verso noi, aveva il volto raggiante:

“Grazie, cognato, per il tuo impegno. Forse se lo facessi più spesso vinceremmo, non dici?”

E gli stampò un bacio sulla bocca al quale il presule ci pensò bene dal ritrarsi.

“Cognata, devo dire che sono sempre meno convinto di riuscire, ma in fondo la cosa non mi dispiace. ”

Scambiarono un sorriso complice, poi anche lo zio andò via.

“Mi aiuti a fare il bagno?” chiese mia madre e non potevo certo rifiutarmi.

Mentre si lavava (ed io con lei) chiese ancora:

“Ti andrebbe di dormire con me, stanotte? Ho ancora voglia. ”

“Certo. Giusto il tempo di asciugarmi e chiamo qualche amico, sempre che ti vada!”

Il sorriso fu la risposta più eloquente che avrebbe potuto darmi.

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