La porta fu aperta e richiusa in un flebile cigolio impercettibile. La cucina, su cui dava l’ingresso, era assolutamente buia, come sempre. Giuseppe allungò la mano all’interruttore ”Fiat lux” sussurrò impercettibilmente ad Anna che aveva alla spalle e teneva ancora per mano. Fu fatta luce…
‘’sicuro che non ci sia nessuno?” domandò la ragazza facendo qualche passo all’interno della casa seguendo il proprio uomo. La sua voce aveva ormai assunto da circa una mezz’ora quelle tonalità calde d’accondiscendenza del tutto non umane, divine…
”no, amore, chi vuoi che ci sia?” rispose lui con un’altra domanda e si volto a sorriderle. Dio quanto amava le sue labbra perfette, carnose e morbide ma non volgari, in assoluta sintonia con il suo volto delicato e quel nasino così meraviglioso. Era una dea, lo era per lui. Quanto meno…
Attraversarono la cucina in silenzio e raggiungensero le poltrone del corridoio; Giuseppe sfilò il cappotto ad Anna e poi il suo, entrambi li fece ricadere sui cuscini di quelle, ormai vecchie e logore, poltrone. Prese poi la mano della ragazza e l’attirò al proprio petto, le cinse i fianchi e la fece aderire a sè socchiudendo gli occhi. Era nei brividi che lei sapeva donargli che aveva imparato a conoscere la felicità…
”Ti amo” gli sussurrò lei sollevandosi piano sulle punte per poter condurre le proprie labbra su quelle dell’amante. Morse il labbro inferiore di quella bocca carnosa, lo succhio a lungo e poi si tuffo in quella bocca calda e voluttuosa con la propria. Fu un bacio intenso, da far ansimare. Le loro lingue si cercarono, si avvolsero, intrapresero una danza bollente e, dio, se c’era da scottarsi…
Le mani di lui andarono alla cerniera del vestitino nero della compagna, sulla schiena. La abbassarono lentamente, in una carezza e quando la lasciarono, il piccolo abito nero cadde a terra svelando il corpo, scolpito da scultore alieno in una materia proibita all’uomo, della giovane donna.
Negli occhi dell’innamorato non s’era mai fatta spazio tanta bellezza in un solo istante. O meglio, questo lui percepiva ogni volta che la vedeva così divinamente perfetta dinnanzi a sè…
”Sei magnifica” le disse come faceva ogni volta e, come ogni volta, lei rispose increspando le labbra in un dolce, incantevole sorriso.
Giuseppe condusse le mano nuovamente alla sua schiena e prese a carezzarla con la punta delle dita, con i soli polpastrelli mentre i suoi occhi indagavano il suo corpo snello e giovane, a cui la natura non aveva ancora voltato le spalle e sembrava non doverlo mai fare.
A quei tocchi, il seno, prigioniero nelle costrizioni del reggipetto, parve fremere, Anna inarcò la schiena protendendo così il proprio bacino verso la patta del giovane dove incontrò la sua virile eccitazione.
Portò la mano sulla patta e prese a massaggiarla molto lentamente mentre le mani del ragazzo sganciarono il reggiseno che rapido cadde ai loro piedi. Quei massaggi si fecero più arditi e presto le mani dell’uomo furono sul seno della ragazza per poterne gustare il sapore della pelle ed il paradisiaco calore…
Fu questione di qualche attimo e non vi furono più costrizioni: pantaloni e boxer caddero sotto i tocchi delle rapide dita di Anna e stessa sorte toccò ai sottili slip bianchi.
Ora i loro corpi nudi erano a contatto, l’asta dura premeva sul ventre della giovane il cui sesso aveva preso a bagnarsi…
”Ti voglio” mormorò la giovane dea in un sussurro e lesta scivolò in ginocchio, afferrò quella verga di carne e tirò verso il basso la carne proiettando poi le proprie morbide labbra verso la cappela. La bacio e prese a leccare tutto il membro in lenti e prolungati movimenti della lingua. Qualche attimo dopo glielo prese piano in bocca succhiando prima la punta e poi prendendo a pompare, per tutta la lunghezza del bastone, con le labbra che lo cingevano quanto più strette potevano. Le sacche sobbalzavano ad ogni affondo del pene in quella bocca calda e presto furono raccolte da un palmo generoso che tale non si rivelò in una decisa strizzata…
Lui rabbrividiva ad ogni botta in quel caldo rifugio, faceva contrarre l’asta in quella bocca a lungo, finchè potè. ‘’sollevati adesso” fu un sussurro ma lei sapeva in realtà che doveva ubbidire. Si distaccò dal pene e si mise in piedi. Fece un passo indietro e sorrise alla vista del membro lucido. ”Dammelo” richiese in tono supplichevole…
Lui l’afferrò dai fianchi e fece aderire le sue spalle al muro, portò poi le mani alle cosce e le sollevò allargandole prima, per poi richiuderle attorno alla propria vita. Il suo sesso aperto appariva come fiore irresistibile a qualsiasi ape, i suoi petali erano un richiamo incontrollabile. Bastò un secca e decisa spinta del bacino perchè tutta l’asta sfamasse quelle labbra vogliose. Iniziò a sbatterla con forza contro il muro, pompandole il membro dentro con violenza inaudita. Gemeva, lei, chiedendo d’essere presa, scopata, di essere sbattuta e picchiata. L’asta proseguiva nel proprio movimento forsennato sino a che quelle labbra non presero a contrarsi ” vengo !” esplose la voce di lei e medesima fu la reazione del corpo maschile a quel richiamo…
I loro sessi presero a vibrare insieme, i loro ventri furono sconvolti da onde di caldo piacere e poi fu l’apice. Entrambi, nel medesimo istante, conducendosi mano nella mano, toccarono l’inumano piacere ascendendo e trascendedo al corpo per poi ridiscendervi con estrema e dolce lentezza…
Erano a terra adesso. Si scrutarono e già quelle labbra erano di nuovo inviolabile porta per il paradiso e quel corpo, custode di un divino segreto. Furono sorrisi e nuovi baci perchè tornarono ad amarsi.