C’era una volta Daniela, che decise di andare a fare visita ai suoi amici di Formia.
Mi ero appena lasciata col mio ragazzo. Avevo bisogno di svagare un pò. Di non pensarci, perchè più stavo in città e più mi sentivo male. Chiamai due cari amici di infanzia, due fratelli, e parlando del più e del meno mi dissero che se volevo sarei potuto andare da loro, questo mi avrebbe fatto stare meglio, in qualche modo, mi dissero. Quindi presi il treno, e scesi a Formia.
Loro mi vennero a prendere con l’auto, perchè casa loro era abbastanza distante dalla stazione. Era un piccolo paesello distante dai vivi e dai morti, che però aveva il bellissimo pregio che era sul mare. Appena arrivata mi abbracciarono e mi baciarono sulle guance.
Arrivati a casa, gli proposi di andare al mare. Loro fecero un pò di storie, perchè faceva freddo, la spiaggia era deserta. Ma io ho insistetti tanto, e alla fine cedettero. Mi infilai il costume nel bagno, e subito ero pronta. Era un due pezzi verde, che faceva quasi contrasto con la mia pelle chiara, e i miei capelli corti scuri con riflessi rossi. In spiaggia effettivamente faceva un freddo cane, anche se c’era il sole. Con un immenso coraggio entrammo anche in acqua. Ma era gelida quindi uscimmo immediatamente. Tremavo dal forte freddo, non riuscivo neanche a parlare.
- Sto morendo dal freddo - dissi ai due fratelli.
Loro ironicamente mi dissero: allora ti riscaldiamo noi.
Mi si avvicinarono e mi accarezzarono le braccia, le spalle, ma con un certo ardore, un insolito ardore che mai prima di quel momento un ragazzo aveva usato con me. E questi erano due!
Mi abbracciarono, e non so per quale ragione, mi ritrovai a baciare il fratello più grande Fiorenzo, le mie labbra contro le sue, le nostre lingue unite. Mentre l’altro, Roberto, mi baciava le spalle, il collo. Mai sentita meglio di quel momento. Ed effettivamente riuscirono a scaldarmi benissimo. E si scaldarono anche loro, questo è sicuro. Perchè sentii premere i loro arnesi uno contro il mio culetto, e l’altro contro il mio inguine.
Erano durissimi. E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata in un triangolo d’amore con i miei due amici d’infanzia.
Ma non resisto più di un altro minuto, sento le parti del mio corpo che si stanno congelando, a parte la mia passera. Quindi con una voce indebolita dall’eccitazione dissi:
- Forse è meglio che ritorniamo a casa.
Tenendomi per mano ritornammo a casa, dove accendemmo il camino, e ci riscaldammo, ma continuando a restare in costume. Poi quando riuscimmo a riprenderci da quel grande freddo dissi ai ragazzi:
- Allora ragazzi, cosa vogliamo fare?
Fiorenzo sparì per qualche attimo, ritornando con tre camici bianchi.
- Vogliamo giocare? - mi disse.
- A cosa? - chiesi stupefatta da quella proposta.
- Alla dottoressa e agli ammalati - mi rispose.
I loro genitori erano dei medici, e avevano dei camici in casa.
- E cosa devo fare? - domandai ai due.
- Per prima cosa potresti iniziare a togliere questi - mi disse Roberto aiutandomi a sfilare i due pezzi del costume. Adesso ero completamente nuda, al centro della stanza. Imbarazzatissima, ma allo stesso tempo con un eccitazione tremenda. E mi infilarono il camice da dottoressa, che mi calzava perfettamente. Ero una vera e propria dottoressina sexy. Una dottoressina del sesso. Ma mi dissero di non abbottonare il camice, di tenerlo aperto, quindi lo lasciai in quelle condizioni. Praticamente si vedevano i miei piccoli seni e la mia passera pelosa. Poi anche loro si abbassarono i costumi e si infilarono i camici, ma loro li abbottonarono. Sgomberarono il tavolo e ci si sedettero sopra.
- Dottoressa, abbiamo degli strani dolori all’inguine. Potrebbe darci una controllata? - mi chiese Fiorenzo sorridendo.
- Ma certo - risposi avvicinandomi e accarezzando i capelli di entrambi. - E ditemi, quali sono i sintomi?
- Non riusciamo a farli drizzare più, dottoressa - rispose Roberto.
- Adesso vediamo qual’è il problema - risposi stando al gioco. Sbottonai prima il camice di Fiorenzo, da dove venne fuori il suo pene, che era mezzo sveglio.
- Qui il problema è grave - dissi accarezzandolo. - Dobbiamo provvedere a farlo ritornare attivo il suo bel pisellone. Vediamo anche il suo - dissi rivolgendomi a Roberto. Gli aprii il camice e anche il suo cazzo era nelle stesse condizioni. Con le mani iniziai a masturbarli, dolcemente. Iniziarono ad indurirsi. Poi mi chinai a 90 gradi e a turno infilai le loro cappelle nella bocca. Loro mi tenevano per la nuca e mi spingevano con forza verso il basso, fino a toccare con le labbra i coglioni.
- Ah, dottoressa - ansimò Roberto. - Lei sì che sa fare il suo mestiere.
- Ragazzi, credo che avrò bisogno del vostro sperma per delle analisi - dissi lasciando per qualche attimo i loro attrezzi.
- Ma certo dottoressa - rispose Fiorenzo. - Ci potrebbe dare un aiuto a farci sborrare?
- Ma certo. Con molto piacere - risposi continuando a spompinarli entrambi.
Fiorenzo cercò con una mano la mia passera pelosa, penetrandola con due dita. Iniziai ad ansimare dal piacere. Non godevo in quel modo da molto tempo.
- Ma adesso devo vedere per prima cosa i vostri culi - gli dissi. - Quindi scendete dal tavolo e chinatevi fino a toccare le dita dei vostri piedi.
Loro eseguirono l’ordine, e io mettendomi in ginocchio diedi un’occhiata ai buchetti dei loro culi. Allargai prima le natiche di Fiorenzo, infilandoci la mia lingua all’interno. Feci lo stesso con Roberto, leccando per bene il suo ano.
- Andiamo, adesso ho bisogno di vedere le vostre prestazioni - dissi alzandomi da terra e mettendomi con le spalle sulla tavola. - Andiamo, cosa aspettate? Voglio che mi scopiate - dissi. - Ho bisogno di vedere come ve la cavate.
Si avvicinò prima Fiorenzo, che tenendomi per le cosce fece penetrare il suo cazzo dentro di me, ma delicatamente. La sua cappella grossa mi dava dei piacere impensabili, in principio mi dava dei colpi deboli, poi iniziò a prendere un ritmo molto rapido, scopandomi con gran foga. Io urlavo dal piacere.
- Mi piace come mi sta scopando - gli dissi. - Vedo che le sue prestazioni sono ottime. Continui in questo modo.
Mi sbatteva ferocemente, facendomi sentire una vera troia. Fino a quando sentii il suo cazzo pulsare, quindi fece uscire il suo cazzo da dentro e sborrò sui peli della mia passera. Con una mano li spalmai per bene, su quei peli rossi. Poi toccò a Roberto, ma decisi che era ora di cambiare posizione. Mi girai, mettendo la pancia e i seni contro il tavolo. Roberto mi scoprì il camice, facendo venire fuori il mio splendido culetto.
- Faccia piano - gli dissi. - Non vorrei che mi facesse male.
- Ma certo dottoressa, stia tranquilla che le piacerà molto.
Mi divaricò le natiche e puntò il suo cazzo duro contro il mio buchetto. Me lo divaricò prima con dell’olio, infilandoci un dito dentro. Poi passò dell’olio anche sul suo arnese, e quindi iniziò a penetrarmi. Lanciai un urlo di dolore, ma mi piaceva.
- Lei ha un attrezzo durissimo - gli dissi. - Mi sta proprio spaccando il culo.
Mentre mi inculava con la mano raccolsi lo sperma che era rimasto sui peli della
passera e lo portai alla lingua. Aveva davvero un buon sapore.
- Lo sperma del signor Fiorenzo va benissimo, adesso proviamo quello del fratello.
Tenendomi per i fianchi Roberto mi dava seri colpi, penetrandomi fino in fondo. Ad ogni colpo il mio culetto si dilatava sempre di più. Mi entrava fin dentro, al punto tale che il suo inguine sbatteva contro il mio culetto.
- Dottoressa sto venendo - mi disse.
A questo punto uscì dal mio culetto e mi ci sborrò sopra. Un lago di sborra, che colava fin giù alle gambe, fino alle ginocchia. Ne raccolsi un rivolo e lo portai anche questo alla lingua.
- Anche questo va bene - continuai. - Ragazzi, siete stati tanto adorabili, ma state benissimo. Vedo che non avete problema di alcun tipo.
- La ringraziamo dottoressa - mi dissero mentre mi avviai verso la doccia. E dentro di me pensai: come mi hanno trombata bene!