Ne sono sempre stato convinto, tanto è vero che sono proprietario di una bellissima e simpaticissima bastardina di nome Lilly, ma alla luce di quanto mi è capitato ne ho la piena certezza, il cane è il miglior amico dell’uomo ed in questo caso anche della donna.
Il più grosso “problema” del possedere un cane è quello della passeggiata, che devi fare anche se sei stanco, stressato o malato, la bestiolina ha le sue esigenze fifiologiche e, pur brava che sia, prima o poi deve espletarle ed è necessario uscire per fare “il giretto”.
Quello della sera, prima della nanna, è spesso il più pesante e, nella maggior parte dei casi spetta all’uomo di casa passeggiare la notte col cagnetto.
Si instaurano così delle amicizie canine che coinvolgono anche i padroni.
Un mesetto fa, poiché in tele non vi era nulla di interessante ed avevo pure terminato il libro che stavo leggendo, decisi di scendere col cane ad un’orario diverso dal solito.
Mentre passeggiavo incrociai una graziosa signora che “pascolava” un bellissimo esemplare di Labrador, Lilly ed io riconoscemmo subito nel labrador Luky un suo “amico” che normalmente passeggiava con un ragazzo sui 20 anni e quindi si avvicinò scodinzolando mettendosi subito a giocare con lui.
Non avevo mai visto quella donna, 40 anni circa 1. 65 di altezza un bel viso incorniciato da un caschetto di capelli neri quasi corvini, alla Valentina tanto per intenderci, indossava un giubbotto di piumino corto in vita ed un paio di jeans attillati che le modellavano un bel culetto a mandolino.
Nel frattempo i due cani giocavano rincorrendosi.
“Buona sera signora”
“Buona sera” rispose con un sorriso
“I nostri cani si conoscono molto bene a quanto pare, mentre noi… piacere Gianni” le dissi porgendole la mano
“Piacere Francesca” rispose sempre sorridendo
Cominciammo a parlare del più e del meno, di quanto facesse freddo, del Natale che si avvicinava etc. etc.
“Scusa Francesca ma solitamente il cane lo porta giù un ragazzotto… ”
“Ah si mio figlio Marco, ma in questo periodo è a Roma… col padre… sono separata” rispose senza farmi finire la domanda “Quindi tocca a me il giretto con Luky”
“Ad essere sincero sono contento che non ci sia tuo figlio… così ho potuto conoscere una bella donna come te”
Sorrise ancora ma non replicò.
Nei giorni che seguirono continuai a scendere col cane a quell’orario ma non rividi Francesca, mi spiaceva ma non potevo farci nulla.
Avevo quasi perso le speranze quando una sera la rividi, solito giubbotto ma questa volta con una gonna corta ed un paio di stivali al ginocchio con un bel tacco.
“Ciao Gianni!!” quasi mi corse incontro
“Ciao Francesca pensavo di non vederti più!!”
“Hai ragione non mi sono più fatta vedere ma ho dovuto andare di corsa a Roma da mio figlio… è caduto e si è rotto una gamba”
“Mi spiace molto”
“Per fortuna nulla di grave ma è stato operato per ridurre la frattura ed ho dovuto assisterlo in ospedale, comunque è rimasto con suo padre”
Passeggiammo quasi un’ora durante la quale seppi che in questo momento non si vedeva con nessuno, benchè alcuni colleghi di lavoro la invitassero spesso ad uscire con loro, ma che comunque si sentiva sola ed era contenta di avermi conosciuto.
Cominciammo a vederci tutte le sere parlando, ridendo e scherzando e, proprio ridendo che le proposi di andare da qualche parte a bere qualche cosa.
Accettò immediatamente e mi chiese qualche minuto per riportare il cane.
Ne approfittai anche io per mettere a nanna la Lilly, darmi una rinfrescata e cambiarmi d’abito poi ritornai in strada ad attenderla.
Il “qualche minuto” si trasformò in un buon venti minuti ma ne valse la pena, quella che si presentò al mio cospetto era una donna bellissima, ben truccata, con un vestito corto nero con una profonda scollatura che a malapena copriva il seno di una terza abbondante, un paio di scarpe col tacco e la pelliccia lasciata aperta.
La portai in un locale di un mio amico dove, volendo, ci si poteva appartare in alcuni salottini privati.
Ci sedemmo ad un tavolo ed ordinammo da bere una buona bottiglia di spumante Italiano poi la invitai a ballare, accettò con piacere, non volevo esagerare per cui le cinsi la vita senza stringerla troppo ma lei non era di questo avviso ed il suo corpo aderì completamente al mio ed il suo ventre si trovò a contatto con la mia virilità che immediatamente ebbe un guizzo.
Ballammo stretti a lungo e, mentre io sentivo il suo seno premere sul petto lei non poteva non sentire la mia erezione premere su di lei.
Cominciai a baciarla sul collo e dietro le orecchie mentre con le mani le accarezzavo la schiena e le natiche arrivando poi alle sue labbra che si aprirono per accogliere la mia lingua, fu un bacio lungo molto erotico che ci coinvolse completamente come se fossimo soli.
In effetti era come se lo fossimo perché nel locale quasi tutte le coppie che ballavano erano intente a movimenti simili ai nostri.
Continuammo a baciarci e toccarci poi ad un tratto:
“Gianni” mi disse con voce roca”Scopami… ho voglia di cazzo”
“Vieni” le sussurrai
Dissi due parole al mio amico che ci accompagnò in un salottino appartato
“Qui non vi disturberà nessuno” e aggiunse con tono allusivo ”Se aveste bisogno schiacciate questo campanello” e si allontanò.
Non era la prima volta che portavo una donna nel suo locale ed era già capitato che la scopassimo insieme quindi non mi stupii delle sue parole.
Appena fumo soli Francesca mi abbracciò cominciando a baciarmi con passione, le slacciai il vestito che cadde ai suoi piedi, mi apparvero due seni stupendi sodi e alti con due capezzoli gonfi e grossi come due cigliege mature, non potei fare a meno di tuffarmi su quelle tette suggendo ed impastando quei globi di carne fremente.
“Siiii… così… mi piace… succhia i capezzoli cosiiii… bravo… mhmhmmm”
Mi dedicai con passione ai suoi seni mentre le abbassavo le mutandine lasciandola con le sole autoreggenti,
La feci sdraiare sul divanetto continuando a baciarla ed accarezzarla, non riuscivo a staccarmi dalle sue tette e continuai a succhiare i capezzoli facendoli allungare ed inturgidire ancora di più, poi scesi verso il ventre piatto senza tralasciare neppure un centimetro di pelle per arrivare infine alla sua figa appena nascosta da un triangolino di pelo ben curato.
Raggiunsi il clitoride circondandolo con le labbra e picchiettandolo con la punta della lingua, la sentii fremere inarcando la schiena in preda all’orgasmo mentre dalla figa usciva un fiotto di densi umori.
“Aaaaaaaah….. siiiiiiiiiii… vengooooo”
Mi dedicai a leccare quegli umori dolcissimi insinuando la lingua all’interno della vagina mentre con le dita le masturbavo il clitoride, avevo il cazzo che mi scoppiava nei calzoni.
“Basta… voglio il cazzo… dammelo… dammelo”
Mi spinse via avventandosi su di me slacciandomi e sfilandomi freneticamente i pantaloni e le mutande, come ebbe la visione del cazzo duro lo accolse immediatamente nella sua bocca iniziando un pompino degno della più troia delle troie.
Cominciò col leccarlo tutto insalivandolo abbondantemente partendo dai coglioni e poi su fino alla cappella gonfia, infine lo imboccò facendoselo sparire lentamente in gola senza mai smettere di muovere la lingua arrivando a leccarmi le palle tenendoselo tutto in bocca.
Quando contemporaneamente mi inserì un dito nel culo esplosi sborrandole direttamente in gola, certamente se lo aspettava e de troia consumata riuscì ad ingoiare tutto senza togliersi il cazzo di bocca.
“Siiii… troia… ti sborro in bocca… mhmmmm… ahaaaa… beviiii”
Continuò a succhiare mantenendomi in perfetta erazione poi si accovacciò su di me puntando la cappella all’entrata della figa lasciandosi andare di colpo.
L’abbondante lubrificazione interna favorì la penetrazione e ci ritrovammo incastonati luno nell’altra.
Cominciò a muoversi alternando movimenti circolari del bacino a cavalcate furiose raggiungendo ben presto un nuovo squassante orgasmo, sentii le contrazioni dei muscoli vaginali ed un aumento considerevole dei succhi interni come se avesse sborrato come un’uomo.
“Ohhh Gianni… vengo… vengo” si accasciò sul mio petto ansimante.
La presi tra le braccia baciandola facendola girare sulla schiena col cazzo ben piantato dentro e le fui sopra, ricominciai a scoparla lentamente estraendolo quasi completamente per poi affondarlo sempre più a fondo.
Gli orgasmi si susseguivano senza soluzione di continuità mentre dalla figa scendevano sempre più abbondanti le secrezioni, andai con le mani ad impastarle le natiche cercando con le dita il suo buchetto.
“Siiii… nel culo… siiiii”
Tolsi il cazzo puntandolo sul culo di Francesca che aprì maggiormente le gambe richiamando sul petto le ginocchia e spinsi lentamente ma inesorabilmente il glande nel suo culo.
Francesca ansimava spingendo le terga verso il cazzo che la penetrava poi lo sfintere cedette e le fui dentro fino in fondo.
“Ohooooo… mmhmmm… mi spacchi” mi fermai per paura di farle male
“Noo… non fermarti… sbattimi… ho voglia… è tanto che non ho un bel cazzo nel culo… daiiii”
Non me lo feci ripetere e cominciai a stantuffarla con forza, aveva il viso stravolto dal piacere che provava e dagli innumerevoli orgasmi, mi piaceva guardare quel viso trasfigurato e allora venni riempiendole gli intestini di sborra bollente.
“Vengoooo… sborrooo… ti riempio”
“Siii… daiiii… riempimi tutta… godooo”
Rimasi dentro di lei mentre l’uccello si ammosciava baciandola ed accarezzandole i seni.
“Gianni non ho mai goduto così tanto… grazie”
“Grazie a te” le risposi ”Sei stata grande”
Finimmo di bere lo spumante fresco rimanendo abbracciati nudi sul divano.
Rientrammo a casa che era quasi l’alba, l’accompagnai al portone dove ci scambiammo un’ultimo bacio.
Da quel giorno non sono più riuscito a vederla, il figlio è tornato ed è lui che porta il cane a fare la passeggiata.