Vivevamo assieme da qualche mese, ed ero veramente preso di lei. Tipo mediterraneo, mora, zigomi, non molto alta, qualche rotondità ma complessivamente snella. Anche se nell’intimità non mi negava niente, Cristina era particolarmente timida in publico, al punto di provare impaccio appena qualcuno le faceva un complimento. Proprio per questa sua caratteristica, forse per amore del contrasto, mi trovo ad immaginare cosa avrei provato se si fosse lasciata corteggiare da un altro, e nelle nostre fantasie notturne avevo iniziato a prospettarle quella ipotetica possibilità.
Lei non si sbilancia, considerandola forse una mia innocua mania, ma da quel momento mi capita di notare che l’interesse che normalmente suscitava negli altri la metteva più a disagio del solito…
-Simpatico quel tipo, no? - le chiedo una sera in casa di amici, dopo aver notato lo sguardo sfuggente di un ragazzo dall’aspetto gradevole. Lei alza le spalle con noncuranza, ma arrossendo visibilmente.
-Scommetto che non ti dispiacerebbe conoscerlo… - le sussurro provocatoriamente alludendo alle nostre fantasie, ma causando invece una sua smorfia infastidita.
C’era in effetti molta ipocrisia nel nostro atteggiamento. Pur senza rinnegare le nostre teoriche istanze libertarie, contemplare la sola possibilità di eventi del genere equivaleva infatti ad una inaccettabile trasgressione…
Dopo quelle poche frasi mi dirigo verso un gruppo di invitati lasciandola nella sua poltrona con un bicchiere in mano, quasi a significare che fra noi vi era solo una conoscenza occasionale, atteggiamento temerario di cui entrambi non avremmo mai ammesso i sottintesi.
E’ incredibile come in certi momenti Cristina non riesca a nascondere la trepidazione di una adolescente, ma é proprio questo suo palese stato d’animo a fuzionare da esca. Il ragazzo si avvicina alla poltrona con aria circospetta, ed esordisce con qualche banale commento sulla serata. Lei replica sullo stesso tono, mentre io a pochi passi tendevo l’orecchio fingendo di interessarmi ad un’altra conversazione.
In una situazione in cui generalmente le donne sono sulla difensiva, il ragazzo interpreta le poche frasi impacciate di Cristina come un incoraggiamento, assumendo quell’atteggiamento furbesco e suadente che i maschi inalberano quando sono di punta. Lo vedo sedersi e intavolare un dialogo in cui lei si lascia coinvolgere senza tuttavia incoraggiarlo, ma palesemente senza respingerlo, anche per la sua congenita incapacità di mostrarsi scortese…
E’ normale che la serata iniziata in una casa possa continuare in un’altra con la trasmigrazione di un certo numero di ospiti, e in genere la seconda fase si svolge in un’atmosfera più raccolta per via della selezione automatica che si crea in queste occasioni. Resiste fino a tardi solo chi ha tempo da perdere, o chi persegue qualche fine particolare.
E’ proprio il nostro uomo a proporre di spostarsi a casa sua, forse per continuare su un terreno più familiare la promettente conversazione avviata. Non potendo per il momento restringere l’invito solo a Cristina per non scoprirsi troppo, é obbligato a tirarsi dietro una decina di persone, fra cui io stesso nelle vesti di un amico qualsiasi…
***..
La casa non era grande, ma la sala era dotata di un tappetone costellato di cuscini su cui ci appoggiamo alla rinfusa. Il nostro ospite, che poi scopro chiamarsi Renzo, si mostra sufficientemente accorto, riuscendo a coinvolgere la sperata preda pur senza trascurare la conversazione con gli altri.
Mi siedo a poca distanza da Cristina, pronto ad ogni evenienza senza tuttavia rivelarmi. Si trattava dell’insperata realizzazione del mio avventuroso esperimento scientifico, e si sa che il ricercatore non ne deve influenzare lo svolgimento. Mi intrigava la situazione in cui mi ero messo e che lei aveva tacitamente avallato. Nascondere il nostro legame equivaleva infatti a dichiarla potenzialmente abbordabile. Lo scopo era quello di studiare il comportamento di due cavie, una inconsapevole e una consapevole, ma per questo ancora più interessante, poste in un adatto ambiente catalizzatore. Niente di più, e poi saremmo tornati a casa con una nuova fantasia da raccontarci e da approfondire…
Era in effetti istruttivo osservare Cristina in quella situazione, divisa fra il timore di contrariarmi, il compiacimento della donna ammirata e il desiderio civettuolo di rispondere agli approcci senza tuttavia mostrarsi disponibile, soprattutto di fronte a quegli amici che invece conoscevano il nostro legame. Mi avrebbe ferito scoprirla troppo condiscendente, ma sarebbe stato ancora peggio verificare che non era in grado di suscitare alcun interesse.
Cerco di vedere il rivale con gli occhi di Cristina per immedesimarmi nelle sue sensazioni. Era biondo, di altezza media e carnagione chiara, ma soprattutto pericolosamente simpatico, penso cercando di ignorare il tarlo che nonostante tutto mi stava rosicchiando…
Dopo le rigidezze iniziali, tra fumo e liquori l’atmosfera diventa più rilassata. Mi trovo a discorrere con una ragazza alta e piacevole che mi stava vicino e il cui ragazzo stava ridendo rumorosamente assieme ad un amico ignorandola ormai da diversi minuti. Avrei dovuto trovare gratificante quel modesto approccio, che serve invece solo a innervosire Cristina permettendole per simmetria di lasciarsi maggiormente attrarre nella conversazione del suo corteggiatore…
Dopo qualche tempo gli amici via via si dileguano, compresi quelli rimasti perplessi per il nostro insolito comportamento, riducendosi alla fine al padrone di casa, Cristina ed io, più un’altra coppia che continuava a pomiciare indisturbata senza tuttavia concludere. Forse non avevano altro posto in cui vedersi, ma pur ignorando la presenza degli altri non sembrava che se la sentissero di andare oltre. Vederli però che si baciavano mentre le mani di lui scivolavano sopra e sotto la camicetta o fra le gambe della ragazza crea un inconfessato desiderio di emulazione.
Renzo non aveva fatto però molti progressi, un po’ per non esporsi troppo di fronte a tutti e un po’ per la ritrosia di Cristina, che continuava involontariamente ad alimentare le sue aspettative senza tuttavia esaudirle…
La partenza degli ultimi due sblocca la situazione. Renzo evidentemente auspicava che me ne andassi con loro per potersi dedicare all’assalto finale. Non potevo certo accontentarlo scomparendo senza una parola, per cui mi avvicino in piedi a Cristina e le accarezzo le spalle da dietro facendola avvampare.
- Che si fa, andiamo a casa anche noi? - le chiedo con naturalezza sottolineando l’uso del plurale.
Era evidente che il gesto e le parole tradivano una familiarità che l’amico non si aspettava, e per un attimo rimane pietrificato dall’imbarazzo e dalla sorpresa.
- Non so… non ho sonno… fa lei esitante con aria colpevole - A meno che tu non voglia andare subito a letto. - conclude poi rivolta all’ospite come per trovare un sostegno alla propria incertezza.
Dopo essere stato scaraventato fuori bordo dal mio intervento Renzo si aggrappa alla fune che gli aveva lanciato Cristina.
- No, figurati… magari!- fa lui recuperando alla svelta con un sorriso, e alludendo audacemente e autoironicamente a quello che sarebbe stato il suo obbiettivo se non fossi arrivato io a smontarglielo. Cristina si rende conto del doppio senso, e la sua confusione aumenta…
Nonostante la beffa subita l’amico si dimostra signorile. Non rinnega il palese corteggiamento evitando scuse e giustificazioni, d’altra parte era stata proprio lei ad avallare l’impressione di disponibilità iniziale, ma include di buon grado anche me nella conversazione, accende una sigaretta e per un po’ chiaccheriamo tranquillamente come se niente fosse. Non era comunque avvenuto nulla di riprovevole, e a parte la frustrazione che doveva aver accumulato non c’era alcun motivo di aperto dissidio.
Non sapevo neanch’io cosa volevo a quel punto. Ero intervenuto per non correre il rischio di venire emarginato o considerato un importuno che non si rassegna ad andarsene, ma dopo il chiarimento era subentrato un inevitabile stallo. Getto un’occhiata a Cristina per interrogarla, ma lei la interpreta come un invito a tagliare corto e andare a casa e si alza per congedarsi.
Renzo la guarda meditabondo, poi getta i suoi dadi…
-Ormai é tardi. Perché non vi fermate a dormire qui? - fa quindi in uno slancio un po’ sconcertante di ospitalità.
Era improbabile che coltivasse ulteriori illusioni, forse cercava solo un po’ di compagnia, se non altro per concludere la serata in modo meno insoddisfacente. Capitava che in un clima vacanziero si verificassero situazioni simili, con scambi di case, di letti, e a volte anche del loro contenuto. La differenza era che ci trovavamo in pieno novembre, periodo di scuola e di lavoro, lontano quindi da suggestioni estive.
Lei non risponde lasciandomi come al solito la responsabilità della decisione.
- Beh, per noi va bene… - replico interpretando unilateralmente la sua espressione annebbiata.
- Allora vi lascio il letto grande, io uso il divano…..
Per qualche minuto ci occupiamo dei prosaici preparativi per la notte. In mancanza di pigiami ci mettiamo in mutande e maglietta, eccetto Cristina che ostentava una canottiera scollata e rigonfia senza reggipetto, che a volte non metteva per stare più comoda, quando il maglione abbondante nascondeva gli effetti della gravità.
Si era insomma creata un’atmosfera da camerata di ostello più che da alcova amorosa, ma quando Renzo abbassa la luce i fantasmi erotici riprendono a danzare negli angoli scuri della stanza. Prima di separarci definitivamente si siede sul bordo del letto per un ultimo congedo.
- Ci facciamo ancora un bicchiere?- propone sollevando una bottiglia di cognac che aveva già fatto diversi giri.
Eravamo abbastanza sconvolti, ma a nessuno andava di concludere la serata senza aver fatto decantare le diverse tensioni ed aspettative che si erano intrecciate nell’aria.
E’ il colpo di grazia. Gli effetti distensivi dell’alcol assumono subito coloriture e suggestioni erotiche. Mi scopro a guardare con lascivia nella scollatura di Cristina approfittando di quando si abbassava per raccogliere l’accendino, come se fossi un estraneo davanti ad un’occasione imperdibile, e lo stesso avviene per l’amico. Lo sorprendo infatti a fissarla mentre lei continuava a tirarsi su con disinvoltura una spallina ribelle, e la bramosia che gli leggo nel luccichio dello sguardo infiamma di riflesso anche me…
Mi sentivo tutto sommato orgoglioso che qualcuno la trovasse desiderabile, ma chissà cosa provava in quello stesso momento Renzo. Era tutta la sera che mirava ad un obbiettivo apparentemente a portata di mano senza poterlo raggiungere, ma ad ogni passo conquistava quel po’ di terreno che lo spingeva a non demordere. Prima qualche parola scambiata in mezzo alla folla, poi la continuazione del dialogo in un ambiente più intimo, ora ce l’aveva davanti seminuda… Ormai però la bottiglia era finita e non c’erano più pretesti credibili per rimanere sul letto di una coppia in procinto di dormire…
-Beh, vado. Bacino della buonanotte? - fa sollevandosi a malincuore e lanciando senza convinzione un ultimo amo.
Era un’affettuosità talmente formale e innocente da diventare trita, e nessuno avrebbe trovato scandaloso o inopportuno quel bacetto a fior di labbra che Renzo applica sulla guancia di Cristina, come per prendersi una piccola ricompensa, ma basta questo per farle scattare qualcosa dentro. Invece di separarsi definitivamente i due restano a fronteggiarsi, poi lei si sporge e restituisce la gentilezza baciandolo velocemente sulla bocca.
Non é un bacio passionale o sensuale, ma questa volta é qualcosa di più di una formalità. Senza nessun imbarazzo Cristina aveva racchiuso in un morso senza denti il labbro superiore dell’amico per poi ritrarsi con aria ottenebrata, quasi stupita della propria audacia.
Era stato un gesto spontaneo, del tutto in linea con l’atmosfera disinibita che si era creata, ma Renzo vi coglie il cambiamento di clima e subito tenta di giustificarsi…
-Sono sempre così i suoi baci della buonanotte? - mi fa congestionato, come per chiamarmi a testimone della sua correttezza.
-Beh, quello in genere é solo l’inizio…
Sorridevo come divertito, ma dentro fremevo forse più di lui. Solo dopo un pò il significato della mia improvvida battuta prende corpo al di là delle intenzioni.
Quando anche lei ne percepisce la portata abbandona ogni esitazione. Sentendosi coperta dalla mia presunta connivenza, come se davvero io non aspettassi altro, si riavvicina all’amico, e questa volta i due visi si fondono in un improvviso e intenso scambio di lingue.
Lei inizialmente era rimasta immobile limitandosi a offrire la bocca, ma nella seconda fase abbraccia il compagno e gli passa una mano sul collo carezzandolo. Anche lui era rimasto un po’ rigido, ma di fronte ad un atteggiamento così esplicito non c’era nient’altro che potesse inibire un normale maschio italiano, nemmeno la presenza del legittimo compagno o marito che fosse…
Sapevo che per lei era solo un riflesso automatico. Quando baciava, Cristina lo faceva così. Pur con l’emozione per aver scoperto così imprevedibilmente un suo lato segreto, ero assurdamente fiero della sua disinvoltura.
A questo punto però un fidanzato normale, anche se estremamente aperto e tollerante, sarebbe decisamente intervenuto per riportare la situazione nei binari. Ok, è stato un gioco, una provocazione, diamone magari la colpa all’alcol, i conti li faremo a casa, ma pur senza drammatizzare avrei potuto dire qualcosa del tipo: “forse é meglio non complicare le cose”, oppure: “beh, si è fatto tardi… “, e di certo nessuno dei due si sarebbe azzardato a provocare una crisi dagli sviluppi sanguinosi.
La sorpresa per l’imprevista iniziativa di Cristina mi aveva però così morbosmente affascinato e spiazzato da paralizzare ogni mia reazione, proprio come se nel microscopio del mio esperimento scientifico fosse avvenuto qualcosa di inedito che mi obbligava a restare con lo sguardo incollato su quel fenomeno, dimenticando di esserne io stesso parte in causa. E anche se non l’avessi davvero quasi del tutto dimenticato, il fremito di ripulsa e di gelosia che avrebbe potuto suscitarmi la vista della mia ragazza a contatto con un altro era di gran lunga superato dall’inconfessato desiderio di scoprire fino a che punto si sarebbe spinta…
Rimango dunque del tutto inerte, perso nella contemplazione del viso congestionato del mio amore, scoprendovi un’eccitazione muta e sorda, ma prepotente cone un sotterraneo fiume di lava pronto ed emergere. Era passato appena qualche secondo da quel bacio un po’ troppo disinibito, e il mondo mi era cambiato davanti. Nulla sarebbe più stato come prima, mi trovo a pensare, e non mi pareva più una filastrocca senza senso.
Cristina si trovava seduta contro la parete con un ginocchio sollevato mentre lui era ancora proteso in avanti reggendosi con un braccio al letto in un equilibrio un pò precario. Lei fa una pausa, si sdraia più comodamente appoggiando la testa al cuscino e permette a Renzo di stendersi al suo fianco per continuare a baciarla senza però azzardarsi ad abbracciarla…
In altre condizioni e in altri tempi, quelli dell’adolescenza, poteva succedere che una ragazza si permettesse di baciare un altro anche davanti al proprio ragazzo, ma dopo la provocazione tutto finiva lì. Si trattava di una di quelle penitenze un po’ piccanti che avvenivano dopo un gioco, e già solo quella trasgressione, in genere pubblica proprio per il suo carattere punitivo, bastava ad alimentare crisi, gelosie e pettegolezzi per giorni. Ora, nell’intimità di una camera da letto senza altri testimoni eccetto me, era invece fatale che i due corpi di avvicinassero con ben altri sottintesi. Faceva impressione vedere la coscia del nostro amico scontrare, anche involontariamente, la gamba di Cristina, fino a sfiorarle col ginocchio la parte più rigonfia delle mutandine…
Pur se sovreccitato Renzo non doveva sentirsi troppo a suo agio. Si sottrae al contatto e si gira per guardarmi sconsolato, come per negare di nuovo ogni sua colpa.
-Lo so, é fatta così. - gli dico come per giustificarla, sentendomi principescamente perverso, ma lieto di poter trasformare la mia passività nella graziosa concessione al suddito di poter giacere con la cortigiana preferita, così, per un capriccio.
La rotta era ormai segnata. Incoraggiata dalla mia neutralità lei passa all’azione. Si gira di lato, esamina l’altro con la sua aria opaca e inespressiva, poi gli appoggia tranquillamente la mano sulle mutande…
E’ come se nell’aria echeggiasse un colpo di gong che solo io potevo udire. La contemplo da dietro, col suo sedere compatto che riempiva le mutandine, un tratto di schiena nuda sotto la canottiera e quella mano impudica che puntava dritta fra le gambe dell’altro maschio. Le accarezzo la coscia giusto per ricordarle che c’ero anch’io, e si imponeva un minimo di decenza, ma lei fraintende e ne trae impulso per proseguire. Era la sua terza metamorfosi. Da ragazza timida e scontrosa a titubante adescatrice, stava ora trasformandosi in un’inarrestabile macchina del sesso, palpando alacremente l’oggetto misterioso.
Non toccava a lei continuare, ma in assenza di una pronta reazione del compagno ancora paralizzato il massaggio continua al di là di qualunque decenza con evidenti riflessi sulla zona manipolata. Quando decide di non poterne più, e constatando che lei non aveva intenzione di ritirarsi, Renzo afferra con aria rassegnata i bordi delle mutande abbassandole a due mani. Ero imbarazzato io per lui nel constatare con quale mescolanza di stupore e di avidità collaborava goffamente nello spogliarsi. Ultimata l’operazione Cristina impugna finalmente il sesso del compagno e lo scruta assorta come se non avesse mai visto niente del genere.
Ora non c’era più dubbio che la serata sarebbe stata rovente. Si accovaccia più in basso in modo da trovarsi più comodamente affacciata al ventre del compagno offrendomi contemporaneamente l’accessibilità ai suoi tesori ancora nascosti…
Anche se l’idea aveva inconfessabilmente turbato le mie fantasie, non immaginavo che saremmo arrivati a tanto. Avrei al limite avuto meno problemi se l’altro fosse stato un vecchio amico, eppure era proprio l’estraneità che provavo per il nostro ospite a incarnare l’eccitazione che mi faceva rabbrividire. In pochi minuti era andata in frantumi quell’immagine di ragazza emancipata ma per bene che lei aveva finora esibito. Qualche ora prima Renzo era ancora uno sconosciuto, e adesso Cristina stava impugnandogli familiarmente il sesso di fronte a me, con tutto ciò che questo significava e prometteva. Era una rottura anche delle teorizzazioni più audaci, un’immersione rapida in un mondo di sfrenatezze prima soltanto contemplate in qualche giornalino pornografico…
Non avevo evidentemente in fatto di nudità maschili la stessa esperienza di Cristina, ma al veder comparire il membro dell’amico anche lei si arresta incerta. Lui era un biondino dall’aspetto esile, ed anche il frutto che gli cresceva fra le gambe non era imponente. Innanzitutto mi dava un senso di alienità vederlo emergere da una boscaglia bionda, abituato com’ero ad associare la peluria del pube al colore nero. Poi mi colpiva il senso di tranquilla compattezza e di vigore che irradiava, come se fosse un muscolo in tensione pronto ad ogni impresa ma senza ostentazioni. Come una ciliegina su di un dolce, la punta scoperta era morbida e ben disegnata, tanto da suscitarmi una fitta di malsana invidia nel constatare come la mano di Cristina la racchiudesse affettuosamente e possessivamente con leggere contrazioni…
Avrei dovuto immaginare che le potesse piacere l’organo maschile con la stessa intensità che spinge i maschi a desiderare quello femminile, e non potevo ora certo criticarla se si comportava di conseguenza. Cristina infatti si accosta quasi con cautela alla rosea estremità che spuntava dall’impugnatura e vi appoggia le labbra socchiuse strofinandovele leggermente…
L’impatto del gesto turba ugualmente tutti e tre. Renzo evidentemente non avrebbe mai immaginato di arrivare a quel punto. Forse, con le aspettative che aveva coltivato prima che io mi rivelassi, aveva auspicato una pomiciata intensa, magari una scopata, ma certo non quello che si stava preparando. Non sono cose che una ragazza fa così repentinamente, specialmente davanti ad un altro, e soprattutto se é quello con cui normalmente vive.
Anche lei resta un po’ stordita. Pur considerando le suggestioni delle fantasie notturne, aveva bruciato i tempi più di quanto entrambi fossimo preparati ad accettare. Subito dopo però riacquista la sua naturalezza e si dedica a leccare la circonferezza di quella fava rosata per poi accoglierla gioiosamente in bocca facendomi deglutire per l’emozione.