Luna è una cagna fedele. Tutti sanno che è mia anche se non vive con me, per me impazzisce e, se l’incontro, attorno a sé fa il vuoto, perché vuole solo me. M’annusa, mi intenerisce con i suoi occhi dolci, mi tira per i pantaloni: andiamo, andiamo, è tempo nostro…
Mi guarda, mentre scrivo, e nuda m’offre il suo vello; e se m’alzo, d’istinto allarga le cosce, socchiude gli occhi e guaisce leggero. Le vellico il ventre, s’abbandona, e le piace che carezzi leggero il suo pelo, là tra le cosce. S’offre meglio, e la mia mano tira il vello, mentre carezza; tende l’antro mentre sale sul piccolo monte. E se le tocco i capezzoli, sospira, sospira se le tendo il vello, e non vuole che io smetta…
M’annusa il sesso, m’annusa i piedi, io l’accarezzo e sembra in estasi. Io mi alzo, lei mi segue, si sdraia subito, ancora, e mi punta con i suoi occhi dolci: ancora, ed ancora l’accarezzo…
Luna è una cagna fedele, che gode delle mie carezze. Ne vuole tante, le vuole sempre. E se m’incontra per la strada, lì, sfrontata, s’allarga, e vuole le mie carezze. Gli amici passano e sorridono a Luna che, con gli occhi socchiusi, si gode le carezze del vello e dei capezzoli…
La gente non sa perché Luna guaisce per me, solo per me. Senza famiglia e senza dimora, annusa, in giro continua leggendo questa Entrata