“Quel giorno malacuratamente mia moglie era morta, mi portò molto sconforto per la perdita subita. C’era tanta gente nel funerale e molti amici che mi confortano anche se avevo una spalla amica su quale piangere.
Al cimitero dopo una fugace cerimonia la salma viene posta alla cappellina famigliare, e deposta in un fornetto dove dei aitanti necrofori la stavano murando. A quella operazione una cosa mi fece distrarre dal dolore, ciò che mi colpì e mi incuriosì. Era la vista di un paio di chiappe grosse ben delineate fra loro da farmi arrapare, anche se rimasi sbalordito
che quelle belle chiappe non era di donna ma uno in particolare, di un giovane necroforo: notai che aveva sui 24 anni, alto, con capelli castani chiaro assai rasati, non osservai la sua poderosità pettorale in quanto indossa una tuta aderente come uniforme, ma rimasi esterrefatto dalle sue cosce muscolose. continua leggendo questa Entrata